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Esso è un complesso sistema che coinvolge il Sistema Nervoso Centrale e Periferico e realizza il suo obbiettivo utilizzando tre livelli di interazione:                                                                    

1) recettori sensoriali

2) centri superiori (rielaborano le informazioni)

3) centri effettori (da cui partono le risposte)

Una disfunzione di uno o più dei tre livelli si traduce in un’alterazione della postura che, da locale, coinvolge poi l’insieme di tutti i segmenti corporei in relazione alla continuità muscolo-tessuto connettivo, rappresentata appunto dalle catene muscolari e dalla cosiddetta fascia. Infatti, in seguito ad un’alterazione solo segmentaria, la continuità mio-fasciale darà origine ad accorciamenti muscoli-connettivi che condizioneranno l’insieme del corpo, alla comparsa di manifestazioni dolorose molto spesso lontane dal punto di origine.

Ricordando che la maggior parte dei movimenti vengono eseguiti in modo automatico, è anche vero che il Sistema nervoso è capace non solo di eseguire i movimenti già conosciuti, ma di apprenderne altri e di adattarli per l’esecuzione di gesti complessi. Le “MAPPE CORTICALI” dell’encefalo sono in costante modificazione per mezzo del continuo apprendimento, per cui più si ripetono gli stessi movimenti, sia in modo cosciente che automatico, più essi si rinforzeranno e più condizioneranno la dinamica motoria, sia in senso fisiologico che patologico. AGENDO su tali “mappe”, si possono sicuramente ridisegnare le medesime in senso fisiologico, recuperando quindi gli automatismi  patologici che si sviluppano nella quotidianità, durante la quale si perdono quelle abilità motorie e propriocettive  faticosamente costruite durante i primi anni di vita, quando dallo stato fetale si passa a quello di neonato e poi di bambino. Nella prima infanzia prima si agisce e poi si percepisce l’effetto dell’azione, solo successivamente, attraverso le esperienze motorie, si creano abilità motorie fisiologiche. Purtroppo fattori interni o esterni, meccanici o chimici, sono in grado di incidere sulla normale omeostasi fasciale, stimolando il tessuto connettivo stesso ad una reazione protettiva di ispessimento e di sovrapposizione delle proprie fibre collagene. Ciò influisce sulla normale sinergia muscolare, procurando nel tempo un derangement articolare che sarà la conseguenza finale lamentata dal paziente.

Dunque il “problema ” può essere risolto solo attraverso un metodo di lavoro che aiuti le persone a riacquistare quelle abilità motorie perdute, attuando un ” ALLENAMENTO” posturale che ridisegni gli schemi posturali disorganizzati.

Un allenamento che definitivamente renda autonome le persone.

E’ il soggetto che accompagna il soggetto nella quotidianità, chi meglio di lui può interagire con se stesso una volta informato del come?

Il fine primario della metodologia di allenamento è quello di rimuovere, nei limiti del possibile, la causa della sintomatologia dolorosa, agendo sulla causa e non sul sintomo.

 

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LAURA PETRIOLI

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