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Tra coloro che hanno visto muovere i primi passi italiani di Kobe Bryant c’è il coach dell’Atomika Roberto Peron. Era il 1984, anno dell’arrivo di Joe “Jellybean” Bryant, il papà di Kobe, a Rieti. Il futuro campione Nba aveva 6 anni e Peron, che ne aveva compiuti da poco 18, divideva il tempo tra gli impegni da giocatore e gli inizi della carriera da istruttore nel settore giovanile della gloriosa Sebastiani.

L’attuale tecnico dell’Atomika ha parlato di quegli anni e del ricordo del piccolo Kobe a SportMediaset. “La cosa che più mi colpì e ancora ben ricordo è il suo sguardo attento e concentrato. Voleva capire sempre chi aveva davanti”. In un altro passaggio Peron ricorda che Bryant “era uno scricciolo ma aveva forza per lanciare la palla verso il canestro, con quelle dimensioni bisognava essere davvero coordinati”.

Bryant visse a Rieti per 2 anni prima di trasferirsi con la famiglia a Reggio Calabria. Joe Bryant, infatti, fu ceduto assieme a Gustavo Tolotti, compagno di scuola di Peron, per la cifra record di 1 miliardo di lire. A seguire ci furono anche i bienni di Pistoia e Reggio Emilia, fino al 1991 quando Kobe, 13enne, fece ritorno negli States. Il legame con l’Italia, tuttavia, non si è mai spezzato. La Fip ha disposto che su tutti i campi federali nel prossimo weekend si osservi un minuto di silenzio. Sarà così anche per il derby Atomika-Giromondo, un momento solenne per tutti, ancora di più per coach Peron.

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