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“Lo sport non è vincere, ma reagire ad una sconfitta.” Non c’è alcuna differenza tra un atleta paralimpico ed un atleta normodotato che partecipano a competizioni ad altissimo livello come quelle dove ha trionfato il nuotatore Federico Morlacchi plurimedagliato alle olimpiadi e al recente mondiale di nuoto paralimpico.

L’azzurro questa mattina, nella biblimediateca dell’istituto professionale Giovanni Spagna, ha incontrato gli alunni delle classi prima e seconda (indirizzo sportivo), alla presenza della dirigente scolastica Raffella Giovannetti, della vicesindaco e assessore all’istruzione Beatrice Montioni e del consigliere comunale con delega allo sport Massimiano Montesi.  L’iniziativa è stata promossa dalla biblioteca comunale nell’ambito del progetto “Leggere fra me e te per un ‘noi‘ che va oltre i campanili”, curato dalla dottoressa Maria Mastropasqua.

La presentazione del suo libro “Nato per l’acqua” è stata l’occasione per raccontare la sua storia di atleta paralimpico, salito sul palcoscenico internazionale con una doppia medaglia all’europeo del 2009. È bastato poco a Morlacchi per capire che lo sport è gioie e dolori perché l’anno dopo al mondiale sono arrivate le prime sconfitte che lo avevano quasi convinto a lasciare. È  da lì che è iniziata la vera carriera sportiva di un ragazzo nato con un femore più corto.

“Basta non voglio più stare male per una gara, ho pensato dopo quella sconfitta – afferma l’azzurro –  se devo perdere lo devo fare con la coscienza pulita. Lo soprt non è vincere, ma è reagire ad una sconfitta.”

Sulla schiena Morlacchi ha una Fenice tatuata e quell’uccello di fuoco si è più volte trasformato in oro. Sul video scorrono le immagini del 200 misti delle paralimpiadi di Rio che Morlacchi ha definito la gara più bella della sua vita.

Ma cos’è la normalità?
Se ci pensate bene siamo tutti un po’ unici.

Cos’è il movimento paralimpico?
Sul video state vedendo le immagini di alcune delle 39 medaglie conquistate dai 200 azzurri che hanno preso parte alle paralimpiadi di Rio.

Quanto tempo ti alleni?
Quattro cinque ore al giorno. La paralimpiade è il momento più importante per un atleta e si impiegano quattro anni per prepararla al meglio.

Hai un punto di riferimento?
La mamma che mi sta molto vicino

Ci sono casi di dopping nel movimento paralimpico?
Il dopping nel nostro mondo può consistere nel “bleffare” sul livello di disabilità.

Quali sono i tuoi obiettivi per Tokio 2020?
Mancano 329 giorni, ora andrò in Egitto poi inizieramo la preparazione anche se prima ci sono altri appuntamenti importanti. Ripetere Rio sarà difficile, ma noi ci proveremo in tutti i modi. Credo che per me sarà l’ultima paralimpiade.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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