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Di Marco Bea – Un grande talento messo al servizio degli altri. Bastano queste poche e semplici parole per delineare lo spessore, sia atletico che umano, di Francesco Cesarini, personalità entrata a pieno titolo nella storia dello sport spoletino e non solo. A poco più di un mese dalla sua scomparsa e nel giorno del suo compleanno, proprio oggi 24 marzo avrebbe infatti compiuto 58 anni, risulta doveroso dedicare un pensiero ad una figura che ha saputo portare il ciclismo alla ribalta come nessun altro nella nostra regione e, in particolare, nel nostro territorio.

L’ex professionista originario di San Giacomo ha saputo infatti costruirsi una carriera di rilievo tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90, diventando un vero e proprio idolo degli appassionati locali. Dopo un percorso da predestinato tra i dilettanti, condito dal trionfo nel Giro d’Italia Baby del 1982, Cesarini si è affermato tra i grandi per la sua generosità e predisposizione al sacrificio, doti che lo hanno reso una colonna portante di formazioni come la Del Tongo e la Ariostea, vere e proprie corazzate dell’epoca. Con queste maglie pesanti ha fatto da spalla a dei campioni come Giuseppe Saronni, Maurizio Fondriest, Mario Cipollini e Franco Chioccioli, condividendo con quest’ultimo da gregario la vittoria al Giro del 1991. Oltre alle 7 apparizioni nella Corsa Rosa, sempre portata a termine, da segnalare per lui anche le 3 presenze iridate con la nazionale maggiore, di cui due da titolate a Chambery nel 1989 e ad Utsunomiya nel 1990, nonché il bronzo con la selezione italiana Under ai Giochi del Mediterraneo del 1983 a Casablanca. Sporadici ma di assoluto prestigio anche i suoi sigilli da pro’, giunti nella 7° tappa del Giro di Svizzera del 1988 e nel Trofeo Pantalica del 1986, dove si tolse lo sfizio di regolare un “cagnaccio” come il portoghese Acacio da Silva ed un fuoriclasse come Francesco Moser.

Lo spirito volitivo ed infaticabile di Francesco Cesarini rappresenta, oggi più che mai, un vero esempio per gli amanti del pedale o, più semplicemente, per tutti coloro che credono nei valori del ciclismo e li custodiscono gelosamente. Per auguragli un buon compleanno non possiamo quindi fare altro che immaginarlo ancora menare in testa al gruppo, mentre apre la strada alle gioie dei capitani, ma in fin dei conti anche sue.



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